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Igiene dentale GBT, cos’è la Guided Biofilm Therapy e quando conviene

La pulizia dei denti non consiste soltanto nella rimozione del tartaro. Prima ancora di intervenire sui depositi più resistenti, è importante individuare e rimuovere il biofilm, la pellicola di batteri che si accumula quotidianamente sulle superfici dentali e lungo il margine gengivale. È proprio da questo principio che nasce la Guided Biofilm Therapy, conosciuta più semplicemente come GBT.
Si tratta di un protocollo di igiene dentale articolato in otto fasi, che utilizza strumenti e tecnologie digitali per rendere il biofilm visibile e consentirne una rimozione più semplice. L’obiettivo è ottenere una pulizia efficace limitando, quando possibile, il ricorso agli strumenti più invasivi e migliorando così il comfort durante la seduta.
Come funziona il protocollo GBT
Prima di tutto si rimuove il biofilm, la sottile pellicola di batteri che si forma costantemente sui denti. Questa è infatti la vera causa di carie e infiammazioni gengivali. Solo dopo aver rimosso il biofilm, quindi, si interviene sul tartaro vero e proprio, cioè la placca già calcificata.
Il percorso inizia con una valutazione completa di denti, gengive ed eventuali impianti dentali, seguita dall’applicazione di un colorante che rende visibile il biofilm. È un approccio che ha un duplice vantaggio. Da una parte l’igienista può intervenire in modo mirato, e dall’altra il paziente vede esattamente dove l’igiene quotidiana andrebbe migliorata.
Si passa poi alla fase più caratteristica del protocollo. Un dispositivo eroga un getto d’aria, acqua tiepida e una polvere finissima, generalmente a base di eritritolo, che rimuove il biofilm sulle superfici dentali senza intaccare lo smalto. Per le tasche gengivali più profonde esiste una variante dello stesso principio, con un beccuccio sottile che raggiunge le aree sotto il margine gengivale in modo delicato. Solo a questo punto, se resta ancora del tartaro, si utilizzano gli ultrasuoni, con inserti sottili pensati per ridurre al minimo vibrazioni e sensibilità. Il trattamento si chiude con un controllo finale e la pianificazione del richiamo successivo.
Le differenze rispetto all’igiene dentale tradizionale
La differenza più immediatamente percepibile dai pazienti riguarda il comfort. L’uso di acqua tiepida al posto di quella fredda e la riduzione dell’impiego di strumenti metallici per la pulizia si traducono in un livello di dolore nettamente inferiore rispetto al protocollo tradizionale. Tanto che la maggior parte dei pazienti riferisce un fastidio minimo o assente.
Anche i tempi del trattamento risultano generalmente più contenuti. Questo perché una parte del lavoro che prima richiedeva l’uso prolungato di strumenti manuali viene svolta in modo più rapido dal getto di polvere. Sul fronte dell’efficacia, la GBT si è dimostrata in grado di ridurre in modo significativo l’infiammazione gengivale e l’accumulo di placca, risultati particolarmente rilevanti nel mantenimento della salute degli impianti dentali.
Quando è indicata (e quando no)
La GBT è la scelta preferita per la manutenzione degli impianti dentali, perché la polvere di eritritolo non danneggia le superfici in titanio o zirconia, a differenza di alcune polveri più abrasive utilizzate in passato. È indicata anche per chi ha gengive sensibili o superfici dentali fragili, per i portatori di apparecchi ortodontici fissi, corone, ponti o faccette, e più in generale per i pazienti in terapia di mantenimento parodontale, per i quali il protocollo prevede richiami calibrati sul livello di rischio individuale.
Come ogni trattamento, anche la GBT ha alcune controindicazioni. Queste tecniche sono generalmente sconsigliate nei pazienti con gravi patologie respiratorie croniche (come l’asma non controllata) per il rischio teorico legato all’inalazione di microparticelle, anche se l’uso di sistemi di aspirazione riduce notevolmente questo rischio. Chi segue una dieta fortemente iposodica dovrebbe inoltre segnalarlo, nel caso in cui si utilizzino, per macchie particolarmente resistenti, polveri a base di bicarbonato di sodio.
Il modo migliore per capire se la GBT è la soluzione più adatta al proprio caso resta una visita di controllo, durante la quale è possibile valutare lo stato di denti, gengive ed eventuali impianti e stabilire insieme allo specialista la frequenza di richiamo più adatta, generalmente compresa tra i quattro e i sei mesi.







